11/06/2016 4.00

Adelchi trionfa a Bergamo e onora Pecos Bill

“Finalmente splende il sole. Splende nel momento giusto. Vorrei dire grazie a Dio: anche se ogni tanto provo a fuggire, mi ritrova sempre. E venerdì sera ha ritrovato una bella anima”. E' terminata così, con un finale da fiaba, la seconda edizione del Trofeo Banca Popolare di Bergamo – Memorial Mauro Capponi (10.000$, terra) organizzato al Tennis Club Città dei Mille di Bergamo. Difficile non credere al destino quando si vivono storie come quella di Adelchi Virgili. Il talentuoso toscano, ragazzo splendente (in campo) e splendido (fuori), ha vinto il suo primo titolo da professionista a poche ore da un grave lutto. Le parole di Adelchi erano dedicate al nonno Giuseppe, scomparso nella notte di venerdì all'età di 80 anni. Non era una persona qualsiasi, Giuseppe Virgili: grande calciatore negli anni 50 e 60, soprannominato “Pecos Bill”, aveva indossato le maglie di Fiorentina (con cui aveva vinto lo scudetto del 1956), Udinese, Torino, Livorno, Bari e Taranto, oltre a quella della nazionale. Adelchi gli era molto legato e lo ha onorato giocando una partita pressoché perfetta contro il brasiliano Joao Pedro Sorgi, battuto con il punteggio di 6-3 6-4. Il match è iniziato in ritardo a causa di un'acquazzone che si è abbattuto su Bergamo, l'ennesimo di una settimana ultra-sfortunata. 

Su un campo inevitabilmente pesante, Virgili è partito subito forte e ha fronteggiato al meglio le difficoltà. Ad esempio, dopo aver sciupato una palla per il 5-1 nel primo set, è andato a servire sul 4-2 e si è trovato in svantaggio 0-40. Il match avrebbe potuto cambiare direzione, ma Adelchi ha tenuto il servizio e ha mantenuto il vantaggio. Difficoltà anche in avvio di secondo, quando il brasiliano è salito 3-1 e per un attimo ha sperato di far girare l'incontro. Nel momento del bisogno, Virgili ha alzato il volume del suo tennis e ha trovato l'immediato controbreak. Come? Con le solite armi: due fondamentali eccezionali, spesso in grado di lasciare fermo l'avversario. Spinto da una forza morale superiore al solito, Adelchi chiudeva al decimo gioco e conquistava un titolo che forse non gli cambierà la carriera, ma di sicuro ne cambia le prospettive, anche nell'immediato. Al TC Città dei Mille la schiena lo ha lasciato in pace, anche grazie all'ottimo lavoro della fisioterapista del torneo: se davvero il fisico reggerà, può fare grandi cose. 

Si chiude così un'edizione sfortunata, ma che paradossalmente ha mostrato le qualità dello staff organizzativo, guidato da Silvana Carrara. “Vorrei ringraziare prima di tutto Piero Capponi – ha detto la Carrara – ricordo bene come è iniziata l'avventura di questo torneo: parlando al telefono, mi disse che voleva onorare suo padre con un grande evento di sport. La cosa ci ha colpito, abbiamo raccolto la sfida e abbiamo messo in piedi un evento forse al di sopra di quello che lui sperava. Ci siamo un po' buttati all'avventura, ma è andata alla grande. Dalla sua amicizia e determinazione abbiamo trovato la forza per realizzare questo torneo”. La certificazione  è arrivata dal supervisor ITF, l'esperto Roberto Ranieri. “Vi do soltanto una cifra: su otto giorni di torneo ne abbiamo avuti sei di pioggia. Eppure, su un totale di 70 partite, ne abbiamo giocate soltanto 15 indoor. Vi assicuro che è un risultato incredibile. E' un risultato tutto vostro, del Tennis Club Città dei Mille. E' stato possibile grazie alla qualità dei campi e a tutti coloro che hanno lavorato dalla mattina alla sera”. 

Lo stesso Sorgi, comprensibilmente deluso per la sconfitta, ha detto: “Ho frequentato per parecchi anni il mondo dei tornei Futures, e vi assicuro che qui a Bergamo ho vissuto una settimana speciale”. Neanche la sfortuna ha fermato il Città dei Mille: anzi, i riscontri positivi sono un grande stimolo per il futuro. “State tranquilli, di sicuro proveremo ad andare avanti” ha concluso il presidente del circolo Marco Fermi, prima di invitare i presenti a un maxi-aperitivo di fine torneo. Il Città dei Mille è anche questo.